Dopo aver vissuto da vicino la malattia della mamma, Giorgia e Federica hanno scelto di aderire al Progetto Luisa di LILT Padova, dedicato alle giovani donne con un’alta familiarità per il tumore al seno. Una scelta che oggi significa poter contare su controlli periodici, un’équipe di riferimento e una maggiore consapevolezza della propria salute.
La loro storia familiare ha dato alla prevenzione un significato particolare. Quando hanno conosciuto il Progetto Luisa, le ha colpite l’idea di una ricerca capace di tradursi in un’opportunità concreta per le donne. «Siamo proprio noi, figure centrali di questo percorso, a permettere alla scienza e alla prevenzione di fare la differenza», raccontano.
Essere sorelle e vivere entrambe questo percorso ha cambiato il modo in cui lo avete affrontato?
«Condividere questo percorso come sorelle ha dimezzato il peso della paura e raddoppiato la nostra forza. Dopo aver attraversato gli anni duri della malattia di nostra madre, tra angoscia e preoccupazione, oggi camminiamo fianco a fianco anche nella prevenzione. Non siamo sole davanti ai controlli; ci sosteniamo a vicenda, trasformando l’ansia individuale in un coraggio condiviso».
La familiarità può rendere ogni controllo un momento delicato, ma affrontare il percorso con continuità aiuta a dare spazio alla consapevolezza e alla cura di sé.
Che cosa vi ha dato, in concreto, sapere di avere un controllo periodico programmato e un’équipe di riferimento?
«Sapere che esiste un calendario strutturato e, soprattutto, un’équipe medica di riferimento significa non sentirsi più abbandonate al proprio destino o perse nella burocrazia della sanità. Grazie ai controlli periodici il tempo diventa un alleato prezioso, mettendoci in una condizione favorevole di fronte a ogni possibile esito».
Un progetto che accompagna, oltre i controlli
Il Progetto Luisa è dedicato alle giovani donne tra i 35 e i 44 anni con una particolare familiarità per il tumore al seno, che non rientrano ancora nel programma regionale di screening. Dopo una valutazione del rischio e un colloquio medico, le donne idonee possono accedere a un protocollo di sorveglianza che prevede esami strumentali gratuiti e indicazioni per una corretta autopalpazione.
C’è un aspetto del progetto che vi ha fatto sentire particolarmente accolte o accompagnate?
«La preziosa umanità dei medici e degli operatori definisce il valore autentico del progetto, il cui approccio rifiuta di considerarci come freddi numeri o dei “casi clinici di familiarità”. Ciascuno di loro dimostra una comprensione profonda del nostro vissuto emotivo, coniugando l’eccellenza clinica a una rara sensibilità empatica, capace di farci sentire guidate e prese per mano. Una vicinanza costante, preziosa nel tempo per vivere questo cammino di prevenzione con una serenità nuova».
In questi anni il Progetto Luisa ha cambiato il vostro modo di vivere la prevenzione?
«Il Progetto Luisa ha inaugurato una nuova e precoce tutela diagnostica, introducendo la mammografia in un percorso da sempre vissuto, attraverso l’ecografia, con coscienza radicata. Un’attenzione costante, capace di non cancellare il timore prima di ogni esame, ma di insegnarci a non vivere nell’attesa della malattia, restituendoci la forza di celebrare e proteggere la nostra salute».
Un messaggio per chi deve ancora iniziare
Guardando al percorso fatto, che cosa direste oggi a voi stesse prima di iniziare?
«L’ansia prima di un controllo è una reazione legittima, alimentata dal peso di una diagnosi inaspettata o dall’eco di un vissuto familiare doloroso. Accogliere questa fragilità senza cedere all’esitazione è il primo passo: scegliere la prevenzione rimane l’alleato più potente per custodire il proprio futuro».
💗 Giorgia e Federica 💗
